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L’età migliore per imparare le lingue è cinque anni. Intervista al linguista Claude Hagège

Jui2015

http://madame.lefigaro.fr/societe/5-ans-meilleur-age-pour-langues-181108-13930
Pubblicato da Dalila Kerchouche, 18 novembre 2008
Facendo appello alla ricettività e alla spontaneità dei bambini, il linguista Claude Hagège raccomanda, assieme ai nostri vicini europei, un insegnamento precoce delle lingue a scuola. Poliglotta d’eccezione, egli difende la diversità culturale che rappresenta una questione fondamentale per il futuro dei bambini.

Madame Figaro.- Il Ministro dell’Educazione Nazionale, Xavier Darcos, auspica che tutti gli studenti diventino bilingui alla fine dell’anno scolastico 2008. Ora, i mezzi per raggiungere questo fine non ci sono. Perciò, come possono i genitori far amare le lingue ai figli?
Claude Hagège. Viaggiate con i vostri figli! È il miglior modo di esporli alle sonorità straniere. Incoraggiateli a costruirsi delle corrispondenze straniere, in forma di lettere o email. E non esitate ad accogliere giovani provenienti da altri Paesi. Gli scambi linguistici offrono un prezioso vantaggio: anche se basati sull’uso di sole frasi rudimentali, questi scambi fanno provare il piacere della conversazione e fissano l’apprendimento nella vita quotidiana. Infine, la gastronomia, il cinema, la musica, l’arte, insomma tutto ciò che si apre alla diversità delle culture risveglia il desiderio delle lingue. Mi concentrerò sulla scuola più avanti dato che si inizia ad imparare una lingua a partire dalle scuole medie, ma è troppo tardi! L’insegnamento precoce è la chiave per un’educazione bilingue.
Si deve dunque cominciare dalla culla?
Teoricamente, sì! In Francia, un numero sempre maggiore di coppie miste insegnano il bilinguismo ai loro figli. Per esempio, una madre francese al momento della nascita parla al figlio nella sua lingua e il padre, inglese, nella sua. Queste sono le condizioni più favorevoli pe l’apprendimento. Infatti, l’orecchio del neonato è avido di suoni nuovi. Ma purtroppo non tutti hanno la possibilità di crescere in una famiglia bilingue. Studi scientifici dimostrano che al di fuori di questa situazione la miglior età per imparare una seconda lingua è verso i 5 anni.
Perché precisamente a quest’età?
Perché il bambino possiede della capacità auditive e fonetiche sorprendenti. È estremamente ricettivo ai suoni più disparati e li può riprodurre molto più facilmente di un adulto. È capace di arrotolare le “r”, di articolare le “h”, di pronunciare consonanti interdentali – cioè con la lingua tra i denti – come in “the” o in “thieft” in inglese. Per esempio, una bambina americana di 5 anni che impara il francese perde completamente il suo accento originario in soli tre mesi. Un adulto non ci riuscirebbe!
Verso gli undici  anni il bambino perde questa facoltà perché le sue sinapsi si sclerotizzano. Non si tratta di una malattia, ma di un fenomeno naturale per il quale l’orecchio infantile comincia a filtrare le sonorità straniere. In questo modo, l’orecchio diventa “nazionale”. Questo periodo di consolidamento coincide esattamente con l’inizio della scuola media, vale a dire nel momento in cui l’insegnamento di una lingua viene introdotto a scuola.
“Il cervello dei bambini è elastico e aperto all’acquisizione di nuove conoscenze”
Ma se gli studenti delle classi prime delle scuole elementari che iniziano a scoprire per la prima volta come si scrive in francese e che allo stesso tempo imparano lo spagnolo, non rischiano di confondersi?
No, perché a quell’età il bambino ha già acquisito le basi del francese. Non commette più errori di pronuncia. La morfologia, la sintassi e la fonetica sono ormai saldi. Di conseguenza egli non corre più alcun rischio di poter esser contaminato da una lingua a spese di un’altra.
Lei afferma che la pubertà è anche una cortina..
Sì poiché è l’età in cui le inibizioni sociali aumentano. L’allegra spontaneità del bambino, il suo provare piacere per le manipolazioni verbali e la sua euforia ludica di imparare nell’età adolescenziale fanno spazio all’inquietudine e all’essere preoccupati dell’opinione altrui e perciò anche alla paura di sbagliare. Si teme l’errore perché potrebbe provocare del ridicolo, ma non ci si rende conto del fatto che esso possa essere utile. Infatti, l’errore richiede una correzione ed ecco perché l’apprendimento precoce rappresenta una necessità.
Sempre più scuole medie propongono di introdurre l’insegnamento di due lingue europee invece che solo una. Che cosa rappresenta questa scelta? Un’opportunità o una trappola?
In effetti, alcuni genitori sono preoccupati, ma si tratta solo di pregiudizi. Persino tempo fa si dubitava del fatto che l’apprendimento precoce provocasse dei problemi mentali fra i giovani! Il cervello infantile è elastico e aperto all’acquisizione di nuove conoscenze. Nel sistema scolastico attuale le capacità mentali degli studenti sono addirittura sotto utilizzate.
La supremazia dell’inglese sulle altre lingue
Quando una classe ha un numero di studenti maggiore di 30  è ancora possibile imparare una lingua in modo efficace?
È una cifra eccessiva. Non tanto per l’apprendimento della grammatica, la quale si acquisisce facilmente studiando seriamente, ma perché la fonetica e l’acquisizione di suoni più difficili hanno bisogno di essere affrontate con più attenzione da parte dell’insegnante. L’apprendimento risulta più semplice in una classe fra i 10  e i 15 studenti. In questo modo i professori possono controllare che gli studenti, uno ad uno, abbiano acquisito la pronuncia giusta, prova decisiva  di un apprendimento corretto.
Quale Paese europeo all’avanguardia potrebbe darci ispirazione?
Nessuno! Certo, i Paesi Scandinavi come la Norvegia, la Danimarca, i Paesi Bassi o la Svezia sono molto avanti per quanto riguarda l’insegnamento dell’inglese: lo hanno introdotto nelle scuole elementari ed hanno delle risorse immense. Addirittura verso i sette o gli otto anni, gli alunni guardano i film in versione originale e senza sottotitoli! Questo metodo, cioè l’apprendimento precoce, è efficace, ma a questo punto il problema è un altro, ed è quello del dominio dell’inglese...
Per quale motivo?
Perché attraverso la musica, i videogiochi ed il cinema, la cultura anglo-sassone è ormai onnipresente nella vita quotidiana dei bambini. Questa supremazia della lingua più diffusa nel mondo rispecchia il potere economico degli Stati Uniti. E se la scuola non fa niente per controbilanciare questo fenomeno e riportare un certo equilibrio, l’inglese continuerà ad accrescere il suo dominio. Esso rischia di eliminare l’insegnamento delle altre lingue che non godono dello stesso dinamismo. Ricordiamoci che le lingue sono fragili: dei cinquemila idiomi parlati nel mondo, ogni anno ne muoiono venticinque.
Lei quindi cosa raccomanda?
L’inglese dovrebbe essere introdotto solo a partire dalle scuole medie. Fino a quel punto, bisognerebbe offrire alle famiglie la possibilità di scegliere per i loro figli due lingue alle elementari. Queste due lingue potrebbero essere scelte fra quelle che in Europa, a parte l’inglese, riscuotono il più grande successo internazionale: lo spagnolo, il tedesco, l’italiano o il portoghese. Forse è utopico e non ignoro il fatto che c’è una grande mancanza di mezzi. Ma c’è qualcosa di più grande in gioco: l’integrazione europea e la salvaguardia della diversità culturale.
Difendere l’insegnamento delle lingue morte
Lei promuove l’insegnamento delle lingue morte. Come si potrebbe renderle più attraenti?
Bisogna sapere che il latino e il greco consolidano nel bambino la conoscenza della sua lingua. Infatti, la stragrande maggioranza delle radici delle parole francesi derivano dal latino. E non esiste una sola lingua in Europa che non sia stata influenzata. Non è un caso che la maggior parte dei nostri vicini – i Paesi Bassi, la Germania, l’Italia e il Belgio- mantengano lo studio del latino nelle scuole.
Lei si allena in una cinquantina di lingue. Questa ginnastica fa bene all’apprendimento?
Un bambino francese che sin dall’inizio delle elementari ha studiato il tedesco, è molto probabile che alle medie imparerà lo spagnolo con più facilità. Ma è solo una questione di allenamento mentale. Anche se la grammatica, ossia l’ordine delle parole, varia da una lingua all’altra, le strutture linguistiche si assomigliano molto. Tutte le lingue del mondo – sono cinque mila circa - hanno nomi, verbi, frasi subordinate (con il “che”, “quando”...) e avverbi che sono usati universalmente. È evidente che questa vicinanza fra le lingue favorisce l’apprendimento.
Nell’era della mondializzazione, il futuro dei nostri figli verrà determinato dalle lingue che essi parlano?
Sì. Infatti i nostri figli dovrebbero imparare il cinese o l’arabo dato che è probabile che svilupperanno relazioni professionali o personali con dei cittadini di quelle regioni del mondo. Una lingua è anche un modo di sentire, immaginare e di pensare. Se i giovani vengono sensibilizzati alla diversità delle lingue,  quest’ultima offrirà loro un’incredibile apertura. Dovremmo accorgerci maggiormente di questo fatto in Francia. 
Traduzione di Alessandra Goio

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